Parlare di una malattia è indubbiamente un compito arduo e delicato e anche a tratti doloroso.
Tramite questo blog spero di riuscire a infrangere almeno un poco lo spesso muro, fatto dai mattoni del pregiudizio, che si è soliti erigere troppo facilmente nei confronti di questa malattia e, perché no, magari essere un poco d'aiuto (senza peccare assolutamente di presunzione) a chi di questa malattia soffre. Fatte queste premesse, andiamo per ordine, con una prima spontanea domanda che sorge legittima.
Cos'è l'anoressia nervosa?
L'anoressia è "una specie di cancro dell'anima"*, un male sottile capace di divorare la vita sino alle briciole, alle ossa e più giù. Pertanto, non dev'essere scambiata per un semplice vezzo dettato dagli usi e costumi sociali: elementi elettivi di questa società che poggia sempre meno le sue fondamenta su principi innati e genuini, mentre elegge l'immagine distorta del corpo a veicolo di maggiore o minore successo di vita.
Soffrire di anoressia significa mettere al bando qualsiasi cosa in grado di nutrire il proprio corpo e la propria anima. Così si rivolge contro se stessi tutto il proprio dolore. Si diventa al contempo vittima e carnefice di una malattia subdola e perversa in grado di vivere in simbiosi con il proprio sé.
Allora accade che la normare modalità di comunicazione delle emozioni venga bloccata da una forma di controllo che assume come riferimenti il cievo e il corpo: emozioni e sensazioni cadono quindi in un letargo artificioso e sono seguite dal lento deperimento del corpo della persona affetta da questo male. I sintomi del malato sono pertanto "il modo che ha per dirvi qualcosa di sé, per parlare con voi. Evidentemente non ne ha trovato un altro più agevole, meno complesso e doloroso."**
Ma, di anoressia, guarire si può. La guarigione può avvenire però solamente grazie a una moltitudine di fattori ben concatenati tra di loro, il cui granitico comun denominatore deve essere rappresentato dalla presa di coscienza del prorpio stato da parte della persona malata, nonché dalla sua volontà a volerne uscire. Difatti, "decidere di affrontare un problema è il primo passo per risolverlo. Buttarsi nell'azione, lasciarsi alle spalle i dubbi, le incertezze che ostacolano e intrappolano la mente, significa aver fatto già gran parte del percorso"***.
La guarigione è un percorso lungo e faticoso, poiché guarire dalll'anoressia non significa dimenticare, ma imparare a trovare le risorse per fronteggiare il male che l'accomagna ed esserne consapevole.
Così come significa pure cadere rovinosamente e volersi rialzare.
Guarire significa affidarsi alle cure degli specialisti (la cui provata competenza è pure condizione essenziale) e donar loro fiducia, prendersi il proprio tempo e combattere giorno dopo giorno.
Guarire significa reimparare a vivere, perché certe cose non s'imparano, né si dimenticano.

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