Fronçois de La Rochefoucald, "Massime" (1665)
L'anoressia, male sottile, ma in grado di divorare rabbiosamente l'anima e il corpo di chi ne è affetto, non è solamente frutto della follia del nostro tempo. È una malattia che probabilmente è sempre esistita, la cui prima descrizione dei sintomi risale alla fine del XIX secolo. Essa viene infatti riscontrata in alcune "sante ascetiche che controllavano ogni loro desiderio e mortificavano la carne fino a lasciarsi morire di fame e penitenza"*.
L'anoressia risulta pertanto essere una malattia tanto spietata quanto "paradossale, forse la malattia paradossale per eccellenza"**. Ad esserne colpite sono prevalentemente ragazze in età adolescenziale nelle quali è stato possibile evidenziare alcuni tratti psicologici simili (anche una parte di adolescenti soffre di questo male, ma benché questa quota sia purtroppo in aumento, restano comunque in minoranza). Nei soggetti tendenzialmente anoressici è comune riscontrare una "struttura di carattere rigida ed ossessiva, con tratti marcati di conformismo e di inibizione delle emozioni"***, "spiccata insicurezza sociale, eccessiva dipendenza e compiacenza verso gli altri, limitazione della spontaneità e mancanza di autonomia"****. Tuttavia queste peculiarità psicologiche vengono modellate "sotto l'influenza delle caratteristiche dell'ambiente e delle esperienze"*****. Esse sono pertanto considerate solamente come possibili fattori di preludio di uno stato d'animo che potrebbe divenire un disagio. Quindi i fattori di predisposizione, e di seguito quelli precipitanti della malattia, risiederebbero in parte nel patrimonio biologico della psiche, in parte nelle questioni familiari, intrecciandosi comunque anche con quelle culturali e sociali.
Viene così a formarsi un puzzle che costituisce il terreno fertile per un possibile sviluppo della malattia stessa. La maglia resta il fattore maggiormente coinvolto in tutta la faccenda, ciononostante questo coinvolgimento non va assolutamente interpretato come atto d'accusa. Quindi è opportuno ribadire ancora una volta il fatto che si tratta di un problema complesso, formato da una concatenazione di una miriade di fattori di disagio, dei quali la manifestazione del diturbo alimentare costituisce solo la punta dell'iceberg, capace però pur sempre di fare affondare una nave intera. È così che nell'anoressia accade che tutto si scontri con tutto: "il corpo e la mente, il corpo e l'anima, il corpo e la mente e l'anima"******.
*Cit. Bell, "La santa anoressia", Laterza, 1987, retrocopertina.
**Cit. L. Perirone, E. Gerardi, "Anoressia rabbiosa", Edizioni Psiconline, 2010, p.13.
***Cit. Strober M., "A comparative analysis of personality organisation in juvenile anorexia nervosa", Journal of Youth and Adolescence, 10, 1981, pp.186-195.
****Cit. Strober M., "Personality factors in anorexia nervosa", in Pediatrician, 12, 1985, pp.134-138.
*****Cit. F. Manara, "Con gli occhi dei figli", Sperling & Kupfer, 2007, p.49.
******Cit. L. Peirone, E. Gerardi, "Anoressia rabbiosa", Edizioni Psiconline, 2010, p.13.
Nessun commento:
Posta un commento