mercoledì 29 agosto 2012

Il male sottile che "divora" l'anima-parte sesta: le conseguenze dell'anoressia e il ruolo dei genitori.

A questo punto, penso sia opportuno soffermarmi sugli aspetti legati all'organismo della persona affetta da anoressia e sulle conseguenze della sottoalimentazione e della carenza alimentare cronica alla quale il corpo è costretto. Un corpo malnutrito riporta conseguenze negative in ogni suo aspetto o funzione, a partire da quelle meno gravi (come ad esempio quelle legate alla disidratazione della cute), alla caduta dei capelli, alla comparsa su tutto il corpo di una sottile peluria detta lanungo (a detta degli esperti un tentativo del corpo di mantenere una giusta temperatura corporea) seguite da quei sintomi negativi come il blocco del ciclo mestruale, la riduzione del battito cardiaco e della pressione sanguigna, la diminuzione della glicemia. Sintomi che, se persistenti per lungo tempo, possono aggravarsi fino a portare alla morte. Non c'è organo che possa essere risparmiato dalle conseguenze della malnutrizione: a causa dei continui digiuni il sistema gastroenterico può subire danni talvolta irreversibili, i denti arrivano a cadere, i muscoli divengono praticamente inesistenti, le ossa si indeboliscono e cessano di crescere a causa del ridotto apporto proteico e delle alterazioni ormonali.
Il soggetto anoressico corre incontro al rischio di ammalarsi in futuro di osteoporosi. Inoltre, l'alterazione degli elettroliti, la disidratazione e il decadimento di tutte le funzioni dell'organismo, determinano frequentemente una bradicardia (riduzione del battito cardiaco) che può causare debolezza e frequenti svenimenti. Penso sia importante ribadire che uno stato persistente di malnutrizione sviluppa delle serie complicazioni organiche, che possono portare a danni permanenti o anche al decesso improvviso.*

Chi si ritrova a voler combattere l'anoressia, pertanto, si trova a dover intrapprendere una vera e propria corsa contro il tempo, oltre alla già incredibilie guerra che egli deve combattere.
E il difficile percorso verso la risalita comincia con l'accettazione della propria condizione, con una salita mostruosa.
È evidente che ad essere coinvolti in tutto il meccanismo della malattia non sia solamente il soggetto che ne è affetto ma anche la famiglia e i genitori giocano un ruolo determinante.
Tuttavia, è importante e doveroso specificare ciò che Manara stesso ribadisce, ovvero: "per quanto grande sia sempre il coinvolgimento della famiglia nei disagi dei figli, non va letto come atto di accusa."** A questo punto i genitori, frastornati e con un grandissimo senso d'impotenza di fronte al mostro dell'anoressia, nel tragitto attraverso la guarigione si ritrovano a doversi confrontare non solo con la malattia del figlio/figlia, ma anche con aspetti riguardanti loro stessi. L'obiettivo di questa terapia è quello, una volta compresa la gravità della malattia e come essa agisce, di poter disporre dei mezzi necessari per sviluppare un cambiamento che possa essere fruttuoso non solo per il malato, ma per tutto il microcosmo famigliare.

Per questo motivo, risulta evidente ed importante che i genitori stessi possano usufruire di un sostegno da parte dell'équipe medica che ha preso a carico la cura del figlio/figlia.
Comunque, affinché il percorso verso la guarigione possa conseguire in modo fruttuoso, è importante che poggi saldamente sul forte piedistallo della comunicazione, e che si tenga sempre presente il fatto che nessun espediente può funzionare se non esiste una disponibilità profonda (da ambo le parti coinvolte) a metterlo in atto:***solamente l'unione può fare la forza.
Perché il disturbo alimentare non resta solo il problema del figlio, ma diviene un vero e proprio problema familiare, in cui sono coinvolti tutti.**** Il primo passo in assoluto verso una buona gestione della problematica consiste nel riuscire a comprendere che l'anoressia non è il problema principale, ma lo specchio di una moltitudine di disagi.
Compreso ciò, risulta evidentenil fatto che risolvere la malattia sa soli non è possibile. È necessario un aiuto esterno da parte di persone competenti e specializzate nella cura dei disturbi dell'alimentazione. È provato che la psicoterapia sia la forma piû importante di trattamento dei disturbi alimentari.*****

*Dati raccolti da: M. Gerlinghoff, H. Backmund, "Riconoscere e curare l'anoressia e la bulimia", Red edizioni, 2002, pp. 13-14.
**Cit. F. Manara, "Con gli occhi dei figli", Sperling & Kupfer, 2007, p. 86.
***Cit. F. Manara, "Con gli occhi dei figli", Sperling & Kupfer, 2007 p. 122.
****Cit. M. Gerlinghoff, H. Backmund, "Riconoscere e curare l'anoressia e la bulimia", Red edizioni, 1996, p. 87.
*****Cit. M. Gerlinghoff, H. Backmund, "Riconoscere e curare l'anoressia e la bulimia", Red edizioni, 1996, p. 92.

Nessun commento:

Posta un commento