giovedì 30 agosto 2012

Il male sottile che "divora" l'anima-parte settima: le terapie.

Anche con tutte le premesse favorevoli, la guarigione non è possibile se il soggetto affetto da anoressia non prende coscienza in primo luogo di non essere un tutt'uno con la malattia stessa e di esserne semplicemente la vittima, e in secondo luogo deve persuadersi di poter vincere solamente abbandonando completamente la malttia.
Rispondere alla questione su quali cause stiano alla base dello svilupparsi dell'anoressia è un compito arduo per "vastità e varietà"* delle risposte. Ma altrettanto difficile è rispondere alla questione di quali siano le cure più adeguate e soprattutto efficaci. La costituzione di una cura consiste nella costruzione di una solida rete di cure ben integrate e complementari tra di loro, in quanto, come già accennato, la complessità e la durata della malattia si trasferiscono nel cammino curativo. Si può comunque ridurre tale complessità mediante una semplice esemplificazione delle principali cure che risultano essere quattro:

.La terapia dietologica consiste nel "curare il non cibo mediante il cibo"** cosa che risulta sì complessa, ma realizzabile. Di fatto, è clinicamente provato come un'alimentazione regolare sia la premessa basilare per la cura dell'anoressia. Premessa certamente difficile da accettare se non addirittura da concepire per il paziente affetto da tale malattia, il cui aspetto psicologico verrà trattato da parte della terapia psicologica. Tali terapie, per potersi rivelare vincenti, devono quindi coesistere parallelamente. Tuttavia ciò non risulta essere possibile per i casi più gravi dove il soggetto è a rischio di morte per via della grave malnutrizione. In questi casi si punta innanzitutto ad un recupero fisico, per concentrarsi poi in seguito sulla parte legata alla psicologia: difatti, al di sotto di un certo peso corporeo, oltre a mettere a repentaglio la propria vita il soggetto si trova troppo coinvolto nel meccanismo della malattia per potere anche solamente pensare ad un cambiamento di questo modo di agire patologico.
Grazie ad una corretta alimentazione si ha una diminuzione degli scompensi fisiologici che porta direttamente ad una riduzione dei disordini emozionali.***
Viene così restituito al cibo "il suo corretto ed equilibrato valore quale nutrizione e quale tranquillo e positivo senso delle cose quotidiane"****; nutrimento dunque per il corpo, ma anche per l'anima. Non a caso, a questo punto verrebbe automatico pensare alla citazione: "Siamo ciò che mangiamo." Chi può forse negarlo?

.La terapia psicologica (come già accennato) è di fondamentale importanza e persegue la strada della guarigione di pari passo a quella dietologica. Di fatto, il terrore dei pazienti di perdere il controllo patologico sul peso va parallelamente a quello di perdere il controllo su di sé.***** Terrore che deve venire elaborato mediante regolari sedute di psicoterapia, al fine di trovare come obiettivo primario le cause nascoste dietro a questa paura, mentre in secondo luogo quegli aspetti e disagi che hanno favorito lo svilupparsi dell'anoressia, fonti del perché la persona di esprime mediante il codice autodistruttivo del rifiuto del cibo.
In breve, innanzitutto durante la prima fase si tratta di riuscire ad investire tempo affinché il soggetto affetto dall'anoressia capisca il senso del suo rifiuto e di come questo abbia poco a che vedere con l'esteriorità del suo corpo.****** In una seconda fase, una volta andati alla fonte delle problematiche, si dovrà riuscire ad elaborare il tutto facendo in modo che l'espressione di un disagio non passi attraverso il codice del disturbo dell'alimentazione. Correttezza, coerenza e volontà sono parole d'ordine sia per la terapia nutrizionistica, che per quella psicologica.

.Il monitoraggio internistico ha il compito di supervisionare lo svolgersi e l'efficacia delle terapie. Al medico internista spetta dunque il compito di coordinare le cure in funzione dello stato fisico e fisiologico del paziente, affinché esse possano essere il più efficaci possibili. L'internista tiene quindi sotto stretta sorveglianza il fisico del paziente sotto tutti gli aspetti medici: peso, valori del sangue, condividendo una sintesi completa con gli altri medici della rete curante che potranno così orientare, e se caso modificare, il prosieguo e la modalità delle proprie terapie.

.Altre terapie complementari si affiancano a questi tre pilastri terapeutici essenziali. L'ergoterapia, ad esempio, e altre terapie di diverso genere, tutte col compito di coadiuvare le tre terapie principali e lavorare col malato sulla sua percezione corporea distorta e sulle sue emozioni cadute in un lungo letargo sotto il paradossale peso dell'anoressia.

Questa la sintesi delle terapie che vanno così a formare un modello di cura multifunzionale ed integrato.

*Cit. L. Peirone, E. Gerardi, "Anoressia rabbiosa", Edizioni Psiconline, 2010, p.163.
**Cit. L. Peirone, E. Gerardi, "Anoressia rabbiosa", Edizioni Psiconline, 2010, p.165.
***Cit. L. Peirone, E. Gerardi, "Anoressia rabbiosa", Edizioni Psiconline, 2010, p.166.
****Cit. L. Peirone, E. Gerardi, "Anoressia rabbiosa", Edizioni Psiconline, 2010, p.166.
*****Cit. F. Manara, "Con gli occhi dei figli", Sperling & Kupfer, 2007, p.136.
******Cit. F. Manara, "Con gli occhi dei figli", Sperling & Kupfer, 2007, p.

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