venerdì 31 agosto 2012

Con gli abbracci (e il sostegno) di un amico-il ruolo degli amici e testimonianza a seguire.

È fondamentale dare voce a tutte le parti coinvolte e trascinate nel vortice dell'anoressia.
Ancor più importante è lasciare le parole al loro cuore.
A questo punto mi limiterò ad una breve premessa su quella parte che, forse più di tutte, mi sta a cuore: gli amici.
L'anoressia ha come prerogativa quella di essere un codice errato, prima ancora che una corazza a protezione delle proprie fragilità: un meccanismo assimilato che tramuta i propri disagi in una "cattiva o mal posta fame d'amore"*. Ciò trascina il soggetto ammalato in un circolo vizioso contro cui la sua volontà non può nulla, se non supportata nel migliore dei modi.
Credo che la costruzione della strada verso la gurigione e il raggiungimento del traguardo siano attuabili e possibili solo se la multidisciplinarietà degli aiuti viene eretta su una base talmente solida da poter resistere a qualsiasi scossa sismica provocata dall'anoressia che, dal canto suo, ha la ferrea volontà di rendere impossibile l'obiettivo della guarigione.
Queste solide fondamenta sono costituite da quelle persone (poche) che decidono di affiancare, sostenere accompagnare e stare accanto alla persona malata, in una sorta di nuova corsa verso la vita. Questa corrisponde all'inversione di tendenza della malattia, dunque ad una vera e propria fuga dalla morte.
Queste persone decidono di mettersi completamente in gioco per prime, con i propri sentimenti e le proprie emozioni. Decidono d'impugnare una spada e correre accanto alla persona anoressica, perché "gli eroi veri non stanno a cavallo"**. L'amicizia e il sentimento incondizionato d'amore che vengono trasmessi sono l'unica arma che risulterà efficace, come d'altronde cantava un cantautore italiano: "l'amore conta, conosci un altro modo per fregar la morte?"***.
Per questo motivo non mi divulgo oltre: le mie parole risulterebbero superflue e prive di slancio. Lascio invece voce e spazio alle considerazione cariche di sentimento di un ragazzo che, all'età di sedici anni, ha affiancato e sostenuto una sua conoscente e coetanea nella corsa verso la guarigione, tirandosi indietro giusto un attimo prima del traguardo, e permettendole così di vincere la corsa contro la sua morte e tagliare la linea dello start verso la sua vita.
Lui ne parla serenamente, ora, e meglio di chiunque altro riesce ad offrire un quadro completo di questa esperienza, di come una malattia come l'anoressia sia in grado di stravolgere la vita non solo della persona che ne è affetta, ma anche di coloro ai quali lei sta a cuore. Attraverso le sue considerazioni bene si comprende come questa malattia lasci un segno che solamente la vita, lentamente, sarà in grado non tanto di cancellare, ma perlomeno di attenuare.

Testimonianza di L., ragazzo sedicenne che è stato al fianco di una ragazza anoressica (10 agosto 2011). A seguire.

*Cit. L. Peirone, E. Gerardi, "Anoressia rabbiosa", Edizioni Psiconline, 2010, p.215.
**Cit. F. Volo, "Esco a fare due passi".
***Cit. Ligabue, "L'amore conta".

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